L’Italia s’è desta, Pisapia e Tellini dormono

La giornata del 17 marzo, pur non essendo festa nazionale, è stata proclamata dal governo tecnico come solennità civile, per ricordare il giorno in cui è<avvenuta la proclamazione del Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II di Savoia.
Il sindaco gentile si dimentica di organizzare qualche manifestazione per la chiusura dei festeggiamenti del 150º anniversario dell’Unità d’Italia, non partecipando nemmeno alla cerimonia ufficiale organizzata da Napolitano, a Roma. Mi risulta che Pisapia fosse impegnato all’acquario civico di Milano per una conferenza sul digitale applicato alla mobilità cittadina – si è parlato di software per il calcolo di percorsi pedonali e applicazioni per il cellulare per rintracciare la pista ciclabile più vicina (…) -.
Il giorno seguente, domenica 18 marzo, il primo cittadino, già avvocato di alcuni black block dopo i fatti del G8 di Genova, si è recato ai giardinetti di piazza Durante per l’intitolazione degli stessi a Fausto e Iaio, morti nel 1978 durante gli anni di piombo.
Anche la “maggioranza dei professori” di Zona 7 si scorda di organizzare qualcosa di simbolico per celebrare la ricorrenza dell’Unità d’Italia. Peccato.
Il Popolo della Libertà ha presentato una mozione affinché, seppur con un preavviso di soli 10 giorni – Dio creò l’Universo in 6 giorni, lo ricordo -, la Zona 7 riuscisse ad unirsi sotto l’egida del tricolore superando i consueti faziosismi. In commissione Cultura la kompagna presidente ha respinto la mozione non permettendo nemmeno che ci fosse un dibattito. Invece, la kompagna presidente della commissione Scuola, trattando l’argomento poco prima dell’inizio della seduta consiliare, ha dichiarato di essere favorevole all’iniziativa, ma che non c’erano i tempi tecnici per organizzare la manifestazione. Ho proposto di tenerlo a mente in occasione del prossimo consiglio dei bambini affinché venga trasmesso l’Inno di Mameli e che venga distribuito il testo per insegnarlo ai più piccini.
Sempre in tema Unità d’Italia, all’ODG della seduta del 19 marzo c’era un punto riguardante l’affissione del ritratto del Presidente della Repubblica. Dopo un acceso dibattito in merito al culto della personalità, che in passato è stato uno
dei punti centrali di tutti i totalitarismi del Novecento, nel mio intervento mi sono augurato che l’anno prossimo, con la nuova elezione del Presidente della Repubblica, non venga rimossa l’effige a seconda di chi verrà eletto – mi auguro
Silvio Berlusconi – e, per sopperire alla grave mancanza del presidente Tellini e della maggioranza del CDZ 7, ho provveduto alla messa in onda dell’Inno d’Italia. Tutto il PDL si è alzato in piedi per cantarlo, mentre tra i banchi della maggioranza ho visto solo due – forse tre – consiglieri seguirci nel canto, seppur esponenti delle istituzioni e pubblici ufficiali dello Stato italiano. Alla fine del mio intervento, una rappresentante della stessa maggioranza ha chiesto che la minoranza, con la stessa partecipazione – pressoché nulla -, partecipi al canto di “Bella ciao” il 25 aprile. Stupore!!!
L’Inno di Mameli è visto in contrapposizione a “Bella ciao”. Stiamo scherzando?!?!
Inutile qui ricordare che in passato Albertini, Moratti e Podestà hanno preso parte alle manifestazioni per la Liberazione dal nazifascismo e che tutti e tre sono stati vittime di calunnie, offese, minacce e addirittura sputi in faccia.

Milano mia che cosa ti stanno facendo?