Sicurezza vs Politiche sociali

 

 

 

C’era una volta a Milano uno Sceriffo di nome Riccardo De Corato. Fece della legalità la sua bandiera e le battaglie politiche da lui promosse erano rivolte alla tutela dei più deboli, al rispetto delle leggi e alla salvaguardia del decoro pubblico, acerrimo nemico dell’abusivismo, della contraffazione, delle occupazioni abusive, dell’accattonaggio e della prostituzione. Ogni milanese poteva dormire sonni tranquilli perché anche di notte il rispetto dei regolamenti comunali e del quieto vivere veniva garantito dalle telecamere di videosorveglianza appositamente installate. Si guadagnò l’appellativo di Sceriffo da chi vive ai confini della legalità, le stesse persone che festeggiarono sotto casa sua il giorno che fu spodestato da Palazzo Marino.

Dissero che un giorno cambiò il vento. La commissione consiliare che un tempo era chiamata SICUREZZA venne rinominata POLITICHE SOCIALI. Non si parlava più di rispetto della legalità, ma di coesione sociale. Gli sgomberi delle case abusive terminarono e ci dissero che dovevano essere tutelate le persone che occupano per necessità, poco importavano i distinguo. In barba alle interminabili liste d’attesa per l’assegnazione degli appartamenti alle famiglie bisognose, fu proposto di dare le case sfitte ai fratelli rom.  L’accattonaggio non fu più osteggiato, ma sempre di più tollerato. In città si diffuse la convinzione che ognuno potesse agire come meglio credesse e senza alcun rispetto delle leggi – di civiltà, di educazione, dei codici – e con il calar del sole i milanesi iniziarono a barricarsi in casa, prigionieri tra le proprie mura domestiche per evitare di essere aggrediti, derubati o peggio ancora, come accadde al ghisa Savarino, ucciso mentre espletava le proprie funzioni di controllo del territorio.

Questo racconto è stato scritto affinché l’attenzione per un tema tanto sentito dalla stragrande maggioranza della cittadinanza non venga mai meno. Risulta evidente che la visione in materia di sicurezza sia totalmente contrapposta tra chi ritiene che debba essere prioritaria, da garantire sempre e comunque anche attraverso il pattugliamento delle strade da parte dell’esercito, e chi ritiene che i fondi a disposizione debbano essere impiegati per finanziare i progetti legati alla Palestina e per ristrutturare le cascine dell’Oltrepò pavese affinché vengano messe a disposizione dell’ospitalità dei nomadi, per definizione, non stanziali.

L’assessore competente chiede ai Consigli di Zona di preparare una mappatura delle segnalazioni delle criticità legate al tema della sicurezza, udite udite, trimestrale! Se ci fosse bisogno di un’ulteriore conferma, tale provvedimento dimostra l’inadeguatezza di chi governa Milano credendo che tale scottante argomento non sia da trattare in maniera decisa, forse perché convinti che chi delinque si fermi ad aspettare che arrivino provvedimenti post mappatura. Inoltre, sarebbe interessante capire come viene gestita, oggi, la manutenzione delle telecamere di videosorveglianza dislocate in tutti i quartieri di Milano e chi controlla le immagini riprese.  Intanto, le denunce a seguito di furti sono in continuo aumento eppure c’è chi pensa ancora che i dati statistici diramati dalle Forze dell’Ordine e pubblicati quotidianamente dai giornali siano pura finzione. Chissà gli affetti del ghisa ucciso cosa ne pensano degli abbracci ai fratelli rom? E i familiari della donna scippata ieri sera in pieno centro?

 

Intervento 23 gennaio 2012